Antonio Vivaldi

LE QUATTRO STAGIONI
e LA FOLLIA

La riscoperta di Vivaldi

La riscoperta dell’opera di Antonio Vivaldi è un fatto abbastanza recente. Fino alla fine dell’Ottocento, infatti, l’autore delle Quattro Stagioni era ancora, per la maggioranza dei musicofili, un perfetto sconosciuto. Le storie della musica lo ignoravano, e gli interpreti non sapevano neppure chi fosse. Dopo una breve ed effimera stagione di popolarità nella prima metà del Settecento, il nome del Prete Rosso (così era chiamato Vivaldi a Venezia per via del colore dei capelli) era definitivamente uscito dai programmi delle sale da concerto. Soltanto nei primi decenni del Novecento, sull’onda del rinnovato interesse per Johann Sebastian Bach e per la musica del primo Settecento, Vivaldi fu coinvolto, dapprima marginalmente e poi sempre più in veste di protagonista, in approfondite ricerche storiografiche e musicologiche, culminate nella riscoperta dell’enorme corpus delle opere manoscritte del compositore, allora perlopiù inedite. Johann Sebastian Bach, infatti, aveva trascritto ed arrangiato per proprio diletto alcuni concerti di Vivaldi, e fu proprio cercando di saperne di più su quell’italiano dallo stile così particolare che i musicologi finirono per riscoprire a poco a poco l’inconfondibile universo sonoro vivaldiano. Vennero così alla luce, e cominciarono ad essere eseguite sempre più frequentemente, opere che oggi vengono giustamente collocate tra i capolavori dello strumentalismo settecentesco, dotate di una comunicativa e di una presa sul pubblico musicale di tutto il mondo addirittura sorprendenti. Tra queste raccolte i celeberrimi dodici concerti del Cimento dell’Armonia e dell’Inventione op.8, contenenti anche i quattro Concerti delle Stagioni, occupano senza alcun dubbio il primo posto in fatto di popolarità.

Il cimento dell'armonia e dell'inventione

Il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione fu pubblicato ad Amsterdam nel 1725. I Concerti delle Stagioni, ovvero i primi quattro numeri della raccolta, non sono semplice musica a programma avant lettre, né brani descrittivi come, non molto tempo prima di Vivaldi, avrebbero potuto concepirne e scriverne autori come Georg Muffat (1653 - 1704) o Heinrich Ignaz von Biber (1644 1704). L’intento descrittivo non si concreta infatti, nelle Quattro Stagioni, nel piccolo quadretto di genere, nel breve brano di una suite; al contrario, esso viene a realizzarsi nella struttura ben più rigida e formalmente impegnativa del concerto solistico, dando vita in tal modo a quella sintesi di armonia (cioè scienza musicale) e di inventione (cioè libero estro fantastico, sollecitato qui da un testo letterario) cui allude appunto il titolo della raccolta. Così, se l’esile trama descrittiva dei quattro anonimi sonetti dimostrativi dedicati alle stagioni è seguita dalla musica passo per passo, nulla è tuttavia sacrificato della coerenza formale, ché l’implacabile vitalità ritmica e il razionale senso costruttivo non abbandonano Vivaldi neppure là dove le suggestioni onomatopeiche (il canto degli uccelli, il vento, il temporale...) potrebbero condurre fuor di via anche il più agguerrito dei compositori. L’intento rappresentativo è dunque assecondato fino in fondo, ma in termini squisitamente musicali, e in modo così perfetto che l’ascoltatore può benissimo, se vuole, dimenticarsi dell’assunto di partenza: sicché il mito settecentesco dell’imitazione della natura, nel celebrare la propria apoteosi, al tempo stesso si dissolve.

Spirito eminentemente razionalista, Vivaldi concepisce i suoi concerti all'insegna della chiarezza delle forme, della nettezza del disegno, dell'entusiasmante scatto ritmico: tutti elementi che prodigiosamente vengono a sostituirsi, nel volgere di pochi anni, alla paludata solennità, all'incedere grave e ponderato, al pathos del concerto grosso di ascendenza corelliana. E quando poi, come avviene nei quattro Concerti delle Stagioni, a ciò si aggiunge il gioco garbato di una raffinatissima “imitazione della natura”, il risultato acquista quel tocco di colore, di stravaganza, di compiaciuto edonismo sonoro, di esuberante virtuosismo, che fa di queste opere magnifiche i diademi più splendenti di una collana di autentiche pietre preziose qual è, appunto, l'op.8 del Prete Rosso.

Salvatore Inzibbi

Tracklist

LA PRIMAVERA (*) - Op. 8 N. 1 in Mi Maggiore RV 269, F. 1-22
01. Allegro
02. Largo e pianissimo sempre
03. Danza pastorale, Allegro

L’ESTATE (**) - Op. 8 N. 2 in sol minore RV 315, F. 1-23
04. Allegro non molto
05. Adagio, presto
06. Presto

L’AUTUNNO (*) - Op. 8 N. 3 in Fa Maggiore RV 293, F. 1-24
07. Allegro
08. Adagio
09. Allegro

L’INVERNO (**) - Op. 8 N. 4 in fa minore RV 297, F. 1-25
10. Allegro
11. Largo e pianissimo sempre
12. Danza pastorale, Allegro
 
13. LA FOLLIA (*) - Op. 1 N. 12 in re minore RV 63


ENSEMBLE OFICINA MUSICUM
STRUMENTI ORIGINALI

Violini, Massimiliano Tieppo* – Luca Ranzato** - Alessia Turri
Viola, Massimiliano Simonetto
Violoncello, Luigi Puxeddu
Contrabbasso, Alessandro Pivelli
Tiorba/Chitarra, Michele Pasotti

RICCARDO FAVERO, MAESTRO CONCERTATORE AL CLAVIORGANO


Registrazione effettuata nel mese di Agosto 2009
presso la Chiesa di Sant’Alessandro Martire – Massanzago (PD)


Etichetta: URANIA RECORDS
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