Giovanni Legrenzi

TESTAMENTUM
MISSA LAURETANA QUINQUE VOCIBUS

La produzione religiosa legrenziana

Giovanni Legrenzi, originario di Clusone (Bergamo), era già stato organista in S. Maria Maggiore a Bergamo e maestro di cappella all’Accademia dello Spirito Santo a Ferrara, quando approdò a Venezia nel 1672 per accettare l’incarico di maestro di coro presso l’Ospedale dei Mendicanti. Da allora la città lagunare divenne la sua patria di adozione: l’ultima. Nel 1681 ottenne il posto di vice maestro della Cappella di S. Marco, succedendo ad Antonio Sartorio, e nel 1685 alla morte di Natale Monferrato ne divenne il maestro primario, ruolo che mantenne sino alla sua morte, avvenuta il 27 maggio 1690. La componente religiosa della sua carriera giustifica le sue musiche sacre, distribuite nell’ambito degli ultimi 35 anni di vita. Una produzione che, con l’eccezione dei mottetti solistici op. 17 editi postumi, nel 1692, a cura del nipote Giovanni Varischino, si conclude nel 1689 con i Sacri concerti musicali a due e tre voci, editi a Venezia da Giuseppe Sala, con i perduti Responsori per la settimana santa, citati dai registri amministrativi marciani, e con la Missa quinque vocibus, altrimenti nota quale Missa lauretana, poiché dedicata alla Madonna di Loreto.

La Missa Quinque Vocibus (Lauretana)

La Missa ci è tràdita dall’unica fonte manoscritta, datata 1689 e custodita presso l’Archivio della Santa Casa di Loreto, le cui dimensioni in folio ricalcano quelle degli antichi codici musicali da collocarsi sul leggio, affinché i cantori potessero leggere agevolmente la propria parte, da cui si evince la funzionalità liturgica del manufatto. È un volume dall’aspetto pregevole, con legatura dai fregi dorati e capilettera riccamente miniati in rosso con motivi decorativi, realizzato dal basso e copista della Cappella marciana Giovanni Francesco Sarti. L’arcaicità non coglie solo l’aspetto esteriore ma anche il contenuto, la disposizione delle parti e la notazione. La Missa prevede le canoniche cinque voci (Cantus, Altus, Quintus, Tenor, Bassus), che nella fattispecie sono notate nelle chiavi di S, A, T, T, B: organico vocale rigorosamente a cappella, secondo la prassi rinascimentale. Le parti sono disposte “a libro corale”: Cantus e Tenor sulla carta di sinistra, Altus e Bassus su quella di destra, e il Quintus (Tenor secondo) al centro che attraversa le due carte.

La notazione è ormai desueta: note romboidali, tipiche dei codici quattro-cinquecenteschi, che nel Seicento sopravvivevano solo nelle edizioni a stampa, e ligaturae espresse anche con losanghe, perlopiù intese nel senso di citazioni auliche, ma fraintese a causa di una scarsa conoscenza della notazione bianca. Assolutamente moderne sono invece le frequenti indicazioni espressive di piano e forte, sconosciute ai codici musicali quattro-cinquecenteschi. Sono tuttora ignoti i rapporti tra il maturo maestro marciano e la Cappella del Santuario della Santa Casa di Loreto, la cui autorevolezza fu forse all’origine delle scelte redazionali e stilistiche decisamente lontani dalla grafia musicale tardo secentesca e dallo stile concertante assiduamente coltivato in area lagunare.

Giovanni Tebaldini, che fu maestro e archivista della Cappella della Santa Casa dal 1902 al ’24, non mancò di rilevare la singolarità della Missa sin dal 1921, nel suo catalogo dell’archivio lauretano, ribadendo le osservazioni in un suo articoletto dedicato a Legrenzi ospitato nell’annata del 1937 del periodico Musica d’oggi (pp. 125-131). La studiò nella trascrizione moderna realizzata da Corrado Barbieri, vice direttore della Cappella lauretana e docente di Armonia e contrappunto al Conservatorio di Firenze, e non mancò di rilevare un paio di ingenuità nel Sanctus relativamente alla condotta delle parti, osservando che la messa tradiva «qualche povertà contrappuntistica».

Analisi musicologica

Tutta la Missa è in tempo binario, con la sola eccezione dell’Et resurrexit, che si piega al tactus ternario rappresentato dal cerchio tagliato verticalmente seguito dal 3/2, secondo la grafia del mensuralismo rinascimentale. L’organico si riduce a tre parti nel Crucifixus, in cui intervengono solo l’Altus, il Quintus e il Bassus. Ancora più arcaico, di epoca e stile fiamminghi, è invece la riesumazione dell’imitazione canonica con la conseguente terminologia relativa agli intervalli che separano i consequentes rispetto agli antecedentes: un canone all’unisono fra il Tenor e il Quintus nel Christe, mentre il Benedictus è concepito quale canone in contrappunto doppio (senza Cantus e Quintus) con la possibilità di trasporre la parte grave alla dodicesima superiore; il secondo Agnus Dei, che assume inflessioni modali, è un canone a quattro (tace il Quintus).

Come vuole la tradizione, Legrenzi musica il solo Ordinarium missae, cui corrispondono le parti fisse della messa (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Benedictus, Agnus Dei), che in sede liturgica veniva integrato con i testi variabili del Proprium, intonati in gregoriano o secondo forme semplici di polifonia vocale. Al fine di ricostruire un’ipotetica messa plenaria, l’Ordinarium musicato da Legrenzi è stato integrato con l’introito Terribilis est locus e l’alleluia Beati qui habitant dal Proprium per la festa della Traslazione della Santa Casa (In festo translationis Almae Domus Lauretanae) che ricorre, secondo il calendario liturgico, il 10 dicembre; mentre sono espunti dal proprio della dedicazione della Chiesa il graduale Unam petii, l’offertorio Domine Deus in simplicitate e il communio Domus mea, secondo l’Editio medicea del 1614.

Altre integrazioni, poste in coda alla messa, provengono dalla produzione del compositore stesso. Si tratta dei tre testi mariani: Congratulamini filiae Syon per soprano e basso continuo dalle Acclamationi divote op. 10 del 1670, e dedicate ad Antonia Francesca Clerici, monaca nel monastero milanese di S. Redegonda; Alma Redemptoris Mater, antifona musicata a due soprani dai Sentimenti devoti op. 6 del 1660; Hodie collaetantur Caeli a due soprani dall’Harmonia d’affetti devoti op. 3 del 1655. Due sonate appartenenti alle Sonate op. 2 del 1655, dedicate al podestà di Bergamo il marchese Giovanni Carlo Savorganan, quando Legrenzi era ancora organista in S. Maria Maggiore, hanno il compito di incorniciare l’Ordinarium: la Spilimberga a due violini e basso preludia il Kyrie, e la Querini, a due violini, violone e basso, svolge la funzione del postcommunio, cui fanno seguito i mottetti e l’antifona citati e due improvvisazioni organistiche.

Il testamento nella dedica

È difficile non pensare a questa Missa quale devoto testamento musicale di Legrenzi, che lo offre alla Madonna di Loreto mediante un’umile dedica, la cui versione italiana suona pressappoco così: «A te, santissima Regina del cielo, benché tu oda sempre la musica degli angeli, oso consacrare queste mie note musicali, confidando nella tua ineffabile benevolenza con questo solo motivo di speranza: che esse devono servire al culto nell’incruento sacrificio di Gesù Cristo tuo figlio, in quella Casa felice in cui per la salvezza del mondo egli si degnò di assumere la carne dalle tue purissime viscere».

Francesco Passadore

Tracklist

01. Sonata "La Spilimberga" - Adagio
02. Sonata "La Spilimberga" - Adagio
03. Sonata "La Spilimberga" - Presto
04. Introitus: Terribilis est locus iste
05. Kyrie *
06. Gloria *
07. Graduale: Unam petii
08. Alleluia: V. Beati qui habitant
09. Credo *
10. Offertorium: Domine Deus
11. Sanctus *
12. Agnus Dei *
13. Communio: Domus mea
14. Sonata "La Querini" - Largo
15. Sonata "La Querini" - Allegro/Adagio
16. Sonata "La Querini" - Presto
17. Congratulamini Filiæ Syon - Allegro - Congratulamini Filiæ Syon
18. Congratulamini Filiæ Syon - Adagio - Quæ est ista
19. Congratulamini Filiæ Syon - Adagio/Presto/Adagio/Presto/Adagio/ - Tu Martirum
20. Improvvisazione
21. Alma Redemptoris Mater **
22. Improvvisazione
23. Hodie collæntatur coeli - Allegro - Hodie **
24. Hodie collæntatur coeli - Aria - O sponsa **
25. Hodie collæntatur coeli - Allegro - Fidelesamantem **
26. Hodie collæntatur coeli - Allegro - Principatus dominantes **


CORO OFICINA MUSICUM
ENSEMBLE OFICINA MUSICUM
STRUMENTI ORIGINALI

Soprano I, Lia Serafini
Soprano II, Roberta Giua**

Violino I, Luca Ranzato
Violino II, Alessia Turri
Violoncello, Luigi Puxeddu
Violone, Guisella Massa
Tiorba, Gabriele Palomba
Organo, Jolando Scarpa*

Gregorianista, Letizia Butterin

Coro
Soprani: Eugenia Corrieri, Martina Garlet, Vania Marconato, Monica Smith, Elena Zambonin
Contralti: Ornella Carnio, Elena Corazza, Paolino Peroni, Lucia Zigoni
Tenori I: Alberto Allegrezza, Fabio Comberlato, Michele Morassut
Tenori II: Gregorio Carraro, Alberto Mazzocco, Ivano Stolfi
Bassi: Sandro Bergamo, Enrico Genovese, Ervino Gonzo, Alessandro Lazzareto

RICCARDO FAVERO, MAESTRO CONCERTATORE ALL’ORGANO


Registrazione effettuata nel Settembre 2009
presso la Chiesa di Sant’Alessandro Martire – Massanzago (PD)


Etichetta: DYNAMIC - FIRST RECORDING
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