Giovanni Legrenzi

IL SEDECIA

ORATORIO IN DUE PARTI
Libretto anonimo tratto dalla Bibbia

Cenni storici

Il Sedecìa di Giovanni Legrenzi venne eseguito a Ferrara la domenica 29 marzo 1676 presso la Chiesa della Confraternita (o accademia) della Morte di Ferrara e indirizzato al cardinale Sigismondo Chigi, legato di Ferrara e protettore della confraternita stessa; queste le informazioni che si evincono dal libretto, edito a Ferrara da Alfonso Maresti, che ne firmava la dedica. Stabilitosi a Venezia intorno al 1669, dove fu maestro di coro all’Ospedale dei Mendicanti, Legrenzi continuava a mantenere fitte relazioni con l’ambiente ferrarese, dove era stato maestro di cappella dell’Accademia dello Spirito Santo dall’ottobre 1656 agli inizi del 1665. Tale istituzione venne fondata nel 1597 dai Bentivoglio, che la governarono per quasi tutto il XVII secolo, offrendo protezione al loro musicista, favorendo la rappresentazione di alcune sue partiture teatrali e oratoriali a Ferrara, anche su libretto di Ippolito Bentivoglio. Infatti, la domenica precedente (22 marzo 1676) nella medesima Confraternita della Morte era stato allestito l’oratorio La vendita del cuore umano, su testo di Pier Matteo Petrucci, e nel periodo quaresimale del 1676 si eseguirono Lamenti profetici nella passione di Cristo: tre cantate con musica di Legrenzi da eseguirsi nei tre giorni (da mercoledì 1 a venerdì 3 aprile) della Settimana Santa presso l’Accademia dello Spirito Santo, anche queste offerte al cardinale Sigismondo Chigi. Non si trattava di prime esecuzioni assolute, perlomeno per Sedecìa e La vendita del cuore umano, in quanto appartenenti ad una messe di oratori composti per la Congregazione dell’Oratorio, presso la chiesa filippina di Santa Maria della Consolazione (volgarmente: «della Fava») di Venezia, e lì eseguiti rispettivamente nel 1671 e nel 1672. Dal 1671 alla fine del decennio, infatti, Legrenzi fu maestro di coro presso l’istituzione filippina veneziana.

Il libretto

Il libretto, anonimo, si rifà alla vicenda di Sedecìa, ultimo re dello stato ebraico di Giuda dal 598 al 587 a.C. Figlio di Giosia, venne posto sul trono all’età di ventun anni al posto di Ioachim, dal re babilonese Nabucodonosor, che gli mutò il nome da Mattania in Sedecìa. Questi subì i nefasti influssi del partito antibabilonese, ignorò i consigli del profeta Geremia e si ribellò al suo mentore, che gli aveva fatto giurare fedeltà in nome di Dio, provocando la violenta reazione di Nabucodonosor. Dopo un lungo assedio, la capitale Gerusalemme cadde, e Sedecìa fuggì con i figli verso la valle del Giordano, ma furono catturati presso Gerico. Quindi il re dei Caldei fece uccidere i figli sotto gli occhi di Sedecìa, il quale venne accecato e inviato a Babilonia, dove morì in prigione (Vecchio Testamento, Cronache: 36:11-21; Geremia: 39:1-11). L’oratorio prende le mosse dalla caduta di Gerusalemme e conseguente fuga di Sedecìa con i suoi due figli, che occupa la prima parte, mentre la seconda va dall’arresto dei fuggitivi al tragico epilogo.

L'interpretazione di Riccardo Favero con Oficina Musicum

La partitura, per voci e basso continuo, prevede una attribuzione dei registri vocali consona alle peculiarità ‘politiche’ e drammaturgiche dei personaggi, secondo una prassi consolidata nelle partiture teatrali e oratoriali barocche: soprano per i due figli, contralto per il Testo, tenore per Sedecìa, e basso per Nabucco; ai due regnanti vengono attribuite le voci più gravi, esaltando la maggior autorevolezza di Nabucco con il registro più profondo. Intervengono inoltre il coro degli Ebrei (SSATB) e quello dei soldati Caldei (ATB). La strumentazione di Riccardo Favero prevede, per le arie, che Sedecìa sia sostenuto dalla viola da gamba, Nabucco dall’organo, e che per ciascun Figlio concerti un violino; al Testo, che non intona arie, viene associata la tiorba, mentre i cori vengono integrati da tre tromboni e due cornetti; i recitativi dei vari personaggi vengono realizzati dalle tastiere e dagli archi gravi (i registri veneziani della «Fava» annotano un’esecuzione avvenuta con tiorba, violone e spinetta). Poiché, come spesso accade, la partitura manca di introduzioni o epiloghi strumentali, si è scelto di introdurre le due parti dell’oratorio e concluderne la seconda con altrettante sonate da camera espunte dalla prima raccolta strumentale di Legrenzi: le Sonate a due, e tre op. 2, edite a Venezia nel 1655 per Francesco Magni, il cui frontespizio lo dà organista a Santa Maria Maggiore di Bergamo e membro della locale Accademia degli Eccitati; silloge opportunamente dedicata al marchese Giovanni Carlo Savorgnan, podestà di Bergamo e di varie località del Friuli. Torriana (a 3), Strasolda (a 2), Frangipana (a 2) sono le intitolazioni delle tre sonate derivate da altrettante famiglie friulane, quali eponime dedicatarie, alla stregua delle altre quindici composizioni della collezione.

La partitura

La partitura si apre con la rotta dell’esercito ebreo (Alla fuga, alla fuga): pagina tripartita, dalle figurazioni veloci, in cui le voci tessono una fitta trama contrappuntistica, le cui strette imitazioni traducono lo sfaldarsi delle file ebree, con prevedibili madrigalisimi su «rapidi» e «voliamo». La sezione centrale, pur mantenendo l’impostazione imitativa, contrappone al 4/4 il piede ternario del 6/8 e una condotta più pacata, consona alla compostezza ispirata dalla seconda strofa. Due sono gli interventi concessi al Coro dei soldati Caldei: uno nella prima e uno nella seconda parte. La rigorosa omoritmia delle voci (Vivi, vivi, tra la gloria), simboleggia la saldezza nella fede in Dio e la devozione adulatoria dell’esercito di Nabucco, cui si contrappone il brevissimo Siete vinti, e prigionieri, che in poche misure rende il movimentato arresto dei fuggitivi, riprendendo tripartizione e alternanza ritmica del coro iniziale. La logica della simmetria prevede che ciascuna parte dell’oratorio sia conclusa da un madrigale a cinque voci del Coro degli Ebrei, le cui condotte rievocano arcaiche sonorità rinascimentali: una strofa per il primo (Quanto deliri, o quanto), due per il secondo (Mortali apprendete), che approfitta per distinguerle con altrettanti ritmi contrastanti (4/4 e 3/4). Entrambi i cori sono accomunati dai toni moraleggianti, consoni ai dettami controriformistici tanto cari all’ambiente filippino: contriti nel do minore del primo, serenamente rassegnati nel re maggiore del secondo. La funzione narrativa del Testo si esprime sempre in recitativo, con la concessione di qualche inflessione ariosa, perlopiù in ritmo ternario, e rari madrigalismi per l’espressione emotiva, quali la settima diminuita discendente su «lassa» (Così mentre dall’armi) e le figurazioni di semicrome su «trombe» (Così dolente e mesto).

L’inflessibile contabilità che governa l’attribuzione delle arie nei libretti operistici si impone anche nei testi oratoriali, cosicché Sedecìa canta quattro arie, due nella prima e due nella seconda parte, mentre a Nabucco ne sono concesse solo la metà, similmente distribuite. Due arie anche per i figli, che però nella seconda parte si avvantaggiano di due ariosi e due duetti, mentre nella prima, con il padre Sedecìa, danno vita all’unico terzetto. A volte sono testi monostrofici, altre volte a due stanze, che consentono di bipartire la pagina vocale con ritmi contrastanti; in qualche caso sono anche presenti i primi germi della cosiddetta aria col ‘da capo’. Toccante è il duetto, tripartito, in cui i figli morenti, trucidati alla presenza del padre, gli si rivolgono con l’ultimo alito di vita attraverso una selva di tensioni armoniche e di figurazioni dolenti. I personaggi sfogano dunque le proprie emozioni con il consueto armamentario di arie patetiche, infuriate, di paragone, cantabili, di guerra, in catene e lamenti, secondo la ferrea retorica del teatro musicale barocco.

Francesco Passadore

Tracklist

01. Sonata op. 2, n. 15 "La Torriana" - Allegro
02. Sonata op. 2, n. 15 "La Torriana" - Adagio
03. Sonata op. 2, n. 15 "La Torriana" - Adagio
04. Sonata op. 2, n. 15 "La Torriana" - Allegro
"IL SEDECIA" - PARTE PRIMA
05. Coro di Ebrei Alla fuga, alla fuga (Coro)
06. Testo Così mentre dall’armi oppressa, e cinta (Recitativo)
07. Sedecia Addio mia reggia, addio (Recitativo)
08. Sedecia Io vi perdo, e v’abbandono (Aria)
09. Sedecia Ma poiché avverso inesorabil Fato (Recitativo)
10. Sedecia Armatevi il petto (Aria)
11. Testo Con tai voci premendo (Recitativo)
12. Figlio primo Al luminoso lampo (Recitativo)
13. Figlio primo Son volubili più d’aura (Aria)
14. Figlio secondo A tanti illustri esempi (Recitativo)
15. Figlio secondo Bella guancia, ch’al candore (Aria)
16. Testo Incoraggiti, e rincorati insieme (Recitativo)
17. Figlio primo, Figlio secondo, Sedecia Duri scogli degl’affanni (Terzetto)
18. Sedecia Ma perché pigra, e lenta (Recitativo)
19. Testo Così dolente, e mesto (Recitativo)
20. Coro di soldati Caldei Vivi, vivi, tra la gloria (Coro)
21. Testo Lusingava in tal guisa (Recitativo)
22. Nabucco Dal mio braccio fulminante (Aria)
23. Nabucco Ove può mai (Recitativo)
24. Testo Appena udissi il suon di questi accenti (Recitativo)
25. Coro di Ebrei Quanto deliri, o quanto (Madrigale)
26. Sonata op. 2, n. 4 "La Strasolda" - Presto
27. Sonata op. 2, n. 4 "La Strasolda" - Adagio
28. Sonata op. 2, n. 4 "La Strasolda" - Allegro
29. Sonata op. 2, n. 4 "La Strasolda" - Presto
"IL SEDECIA" - PARTE SECONDA
30. Testo Dopo longo viaggio (Recitativo)
31. Figlio primo Quest’onda fugace (Aria)
32. Figlio secondo Quest’aura, che grata (Aria)
33. Figlio primo, Figlio secondo Tutt’il tempo dissolve (Duetto)
34. Sedecia Coraggiosi miei figli (Recitativo)
35. Testo Di già l’alba vicina (Recitativo)
36. Coro di soldati Caldei Siete vinti, e prigionieri (Coro)
37. Testo Cinti d’aspre ritorte (Recitativo)
38. Nabucco Pur al fine ti giunse (Recitativo)
39. Nabucco Su su svenategli (Aria)
40. Sedecia Ferma, trattieni il ferro (Recitativo)
41. Figlio primo Saziati pur spietato (Recitativo)
42. Figlio primo E sarammi la morte (Arioso)
43. Figlio secondo No, no la tua fierezza (Recitativo)
44. Figlio secondo Sarò contento a pieno (Arioso)
45. Figlio secondo Sarà lieta mia sorte (Recitativo)
46. Testo Ma inferocito, indocile il tiranno (Recitativo)
47. Nabucco Troncherà il cenno mio (Recitativo)
48. Testo Così cader trafitti (Recitativo)
49. Figlio primo, Figlio secondo Padre, padre io manco (Duetto)
50. Testo Al miserando oggetto (Recitativo)
51. Nabucco Che ti par re superbo (Recitativo)
52. Nabucco E che puote mirar la gloria mia (Arioso)
53. Testo Così trasser le luci all’infelice (Recitativo)
54. Sedecia Nabucco hai vinto, hai vinto (Aria)
55. Sedecia Io mortal Sisifo insano (Aria)
56. Sedecia Offesi i tuoi decreti (Recitativo)
57. Sedecia O figli, o luci, o ciel, o patria, o regno (Arioso)
58. Sedecia Iddio coglie, e non erra (Recitativo)
59. Coro di Ebrei Mortali apprendete (Madrigale)
60. Sonata op. 2, n. 3 "La Frangipana" - Allegro
61. Sonata op. 2, n. 3 "La Frangipana" - Allegro
62. Sonata op. 2, n. 3 "La Frangipana" - Adagio
63. Sonata op. 2, n. 3 "La Frangipana" - Presto


ORCHESTRA OFICINA MUSICUM
STRUMENTI ORIGINALI

PERSONAGGI:
SEDECIA: Raffaele GIORDANI, tenore
FIGLIO PRIMO di Sedecia: Lia SERAFINI, soprano
FIGLIO SECONDO di Sedecia: Francesca LOMBARDI MAZZULLI, soprano
NABUCCO: Walter TESTOLIN, basso
TESTO: Andrea ARRIVABENE, alto

Coro degli Ebrei: SSATB
Coro dei Soldati Caldei: ATB

Coro: CORO OFICINA MUSICUM
Soprani I: Eugenia Corrieri, Vania Marconato, Yoko Sugai
Soprani II: Rossana Bertolo, Martina Garlet
Alti: Ornella Carnio, Paolo Peroni, Matteo Pigatto
Tenori:Fabio Comberlato, Alberto Mazzocco, Giacomo Schiavo, Gianluca Zoccatelli
Bassi: Sandro Bergamo, Enrico Genovese, Marco Manzardo, Yiannis Vassilakis

Violini: Massimiliano Simonetto, Cristina Zanolla
Tromboni: Mauro Morini, Ermes Giussani, Fabio Costa
Cornetti: Josue Melendez, Nuria Sanroma
Viola da gamba: Cristiano Contadin
Violone in Sol: Diana Fazzini
Violone in Re: Nereo Dani
Tiorba: Gabriele Palomba
Organo: Letizia Butterin
Clavicembalo: Riccardo Favero

RICCARDO FAVERO, Direttore


Registrazione effettuata nel mese di Ottobre 2010
presso la Chiesa di Sant’Alessandro Martire – Massanzago (PD)


Etichetta: DYNAMIC FIRST RECORDING
precedente
Dietrich Buxtehude – Vincent Lubeck
DALLA PASSIONE AL COMPIANTO
indice successivo